Buffy sorseggiò il suo O'Doul e vagò tra la folla del Bronze. Era solo mediamente affollato quella sera, si sorprese; strano, considerando che c’era Macy Gray sul palco, il che era decisamente una gran cosa per il Bronze.
Macy Gray stava gemendo "I Try" mentre Buffy proseguiva per la sua strada. Non si preoccupò di dirigersi alla pista da ballo – lui non sarebbe stato lì, al centro di tutto. Lui era sempre nell’ombra, ai margini.
Gli ho detto che probabilmente sarei passata, pensò. Da quanto tempo questo tipo va a degli appuntamenti? Cinquecentottant’anni o giù di lì? Dovrebbe sapere cosa vuol dire una ragazza quando dice che probabilmente passerà.
E questa volta lei non era tutta stanca e sporca, con della paglia che le spuntava dai capelli. Buffy si guardò orgogliosamente gli abiti grigi e informi. "Visto, ho controllato le regole per l’abbigliamento," disse contenta.
"Cosa importa?" Buffy sollevò lo sguardo, colta di sorpresa. Noor era accanto a lei, fluttuante, coi piedi parecchi centimetri al di sopra del suolo. Non sembrava accorgersi che stava fluttuando, e a Buffy sembrava solo vagamente strano. Per una volta, i capelli di Noor non erano coperti; scendevano lunghi, brillanti e liberi lungo la sua schiena. La sua espressione, comunque, era imbronciata come sempre. "Cosa importa quello che indossi?"
"Voglio sembrare a posto," disse Buffy.
"Pensi che abbia importanza?"
Buffy ci pensò per un minuto, poi sorrise. "Non credo. Angel mi ha visto con aspetti piuttosto spaventosi. Non ci farà caso."
"Angel, Angel, Angel," la prese in giro Noor, facendo oscillare la testa da un lato e dall’altro. "Perché stai cercando il tuo ragazzo? Dovresti cercare la porta."
"La porta? Scusa tanto, ho passato metà della mia vita in questo posto. So dove sono le porte."
Noor indicò la stanza attorno a loro con un gesto. "Allora trovane una."
Buffy sospirò, poggiò la sua finta birra sul tavolo, accanto alla scimmia, e si guardò intorno. "Non penso che tu esca spesso, quindi eccoti un utile consiglio per la frequentazione dei locali: dovunque ci sia una di quelle insegne luminose che dicono ‘uscita’, lì c’è una porta --"
Si bloccò e si accigliò. Non c’erano insegne luminose.
"Te l’avevo detto," disse Noor.
Buffy la ignorò e si fece largo a spintoni verso l’ingresso principale – o almeno quello che di solito era l’ingresso principale. Adesso era solo un muro. Continuò a camminare, spostandosi verso l’entrata laterale; anche quella era sigillata come se non fosse mai esistita.
"Curioso," disse "Ma niente di grave. Non ho bisogno di andarmene, quindi non mi servono le porte."
"Sì, invece." Buffy si voltò e vide Frances. Aveva una grande chiave decorata. "Se non hai una porta, come userai questa?"
"Uh, come fermacarte?" azzardò Buffy.
Frances roteò gli occhi. "Va bene, allora, vuol dire che non ti lasceremo uscire."
"Dovete," disse Buffy. Non voleva uscire, ma era importante che potesse farlo, se avesse voluto -- "Dovete!"
Frances le voltò le spalle. Buffy le corse dietro. "Frances!"
Buffy si svegliò improvvisamente, quasi sicura di aver veramente chiamato la sua Osservatrice a voce alta. La parola sembrava riecheggiarle nelle orecchie.
Scosse la testa e si mise a sedere. La vista dalla sua finestra mostrava che il sole era alto nel cielo, ma restavano un’ora o due di luce. Il suo pisolino pre-caccia non era durato troppo.
Angel l’aveva chiamata prima; loquace come sempre, le aveva semplicemente detto di incontrarlo in biblioteca al tramonto. A parte quello, un’altra eccitante sessione di pratica con l’arco e il suo incontro di colazione e moda d’emergenza tra Cacciatrici, la giornata era stata piuttosto vuota.
Strano avere così tanto tempo a disposizione. Solo qualche settimana prima le sembrava che la pressione su di lei non si sarebbe mai allentata. Alzarsi presto per preparare la colazione a Dawn e accompagnarla a scuola – cercare di pagare le bollette e gestire per conto suo il libretto degli assegni (ma solitamente finendo per chiamare Giles o Anya per chiedere consiglio una o due volte ogni ora) – pulire la casa – arrivare in ritardo a lezione, negando per tutto il tempo che l’abbandono della scuola stava diventando inevitabile – e alla fine di tutto sapeva di dover prendere il paletto e andare al cimitero.
Buffy strinse gli occhi. Stava diventando più brava a gestire la situazione, ma ogni volta che pensava a tutti loro – a come aveva dato per scontato il miracolo di poter prendere semplicemente il telefono e sentire la voce di Giles --
Scosse la testa e si alzò dal divano. Prese il telefono prima di pensare che in realtà non conosceva il numero di nessuno – ma ci fu un ronzio e uno scatto, e poi una voce di donna chiese in tono affettato, "Con chi vuole parlare?"
Edna May, pensò Buffy. "Uh, Frances Keeling, grazie."
Un attimo dopo, Frances rispose. Parve sorpresa di sentire Buffy, come in effetti era. "È successo qualcosa?"
"No. Voglio dire, sì, ma non del tipo corri qui a salvarmi. Sai?" ci fu una breve pausa, e Buffy aggiunse "Non rispondere. Comunque, volevo parlarti di qualcosa."
"E sarebbe?"
"Mi serve un lavoro."
"Buffy – i tuoi doveri sono la cosa più importante --"
"I miei doveri occupano quattro o cinque ore per notte, al massimo. Mi serve qualcosa da fare durante il giorno. Voglio dire, non full time o roba del genere, ma deve esserci qualcosa che posso fare per rendermi utile."
"Be’, è un impulso molto lodevole, Buffy," disse Frances in un tono che sembrava di genuina approvazione. "Ma vogliamo che tu conservi il tuo tempo, la tua forza e la tua attenzione. Dedicali alle cose più importanti. Vale a dire la caccia."
"Sto per impazzire a forza di fissare il muro tutto il giorno" rispose Buffy "Pensavo che forse potrei aiutare ad addestrare le giovani Cacciatrici potenziali. Non ho niente contro le abilità curricolari, ma potrei aiutarle a trovare il ritmo --"
"Buffy, no," disse Frances, e ora sembrava piuttosto sconcertata. "Il tuo tempo libero è un segno di onore. Di rispetto. Ed è importante che tu non ti faccia carico dei problemi del mondo. Dovresti godertelo. Sono sicura che ti ci abituerai col tempo."
Molto più tardi, parecchio tempo dopo che Frances aveva riattaccato, Buffy era ancora lì, a preoccuparsi dei problemi del mondo.
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Buffy arrivò puntuale alla biblioteca, guardandosi attentamente intorno mentre entrava. Sorprendentemente la trovò piuttosto familiare – scaffalature di legno, vecchi libri stantii che odoravano di vecchio libro stantio, sedie e scrivanie per sedersi e studiare. L’illuminazione era lo stesso piatto bagliore del resto della Fortezza (esclusa la stanza di Angel). A parte quello, decide, il posto era abbastanza intimo. "Angel?" chiamò.
"Sai, c’è gente che parla sottovoce nelle biblioteche." Buffy si girò di scatto e vide Angel dietro di lei, intento a mettere alcuni volumi sugli scaffali.
"Sei troppo silenzioso," disse lei, in tono più basso "Scusa se ho urlato – non sono abituata alle biblioteche che vengono veramente usate da altre persone. Intendo, per il vero motivo per cui sono state create."
"Allora dovresti sentirti a casa tua qui," disse Angel "Temo che gli standard dell’istruzione nel Consiglio non siano più quelli di una volta."
"Perciò sei l’unico che apre ancora i libri? " chiese Buffy "Dov’è il bibliotecario?"
Angel sorrise "Lo stai guardando."
"Stai scherzando." Quando Angel scosse la testa, Buffy rise sonoramente "Segui le orme di Giles in tutto e per tutto, eh?"
"Sono sicuro che apprezzerebbe l’ironia della cosa," disse Angel "Dopo – dopo quello che è successo quarant’anni fa, avevo bisogno di qualcos’altro per guadagnarmi il mio posto qui. La raccolta mi era familiare, circa metà di questi libri erano miei, in origine. Perciò mi hanno messo qui."
"Solo con i libri."
"Il più delle volte. Non mi dispiace."
Buffy ghignò e avanzò nello stretto corridoio tra gli scaffali assieme a lui. "Ho cercato di ottenere anche io un lavoro oggi."
"Oltre a cacciare? Scommetto che non ti hanno dato retta."
"Peccato che nessuno abbia scommesso contro di te, perché avresti vinto. Speravo che mi avrebbero lasciato addestrare le ragazze più giovani. Le potenziali Cacciatrici." La mascella di Angel ricadde, e Buffy aggrottò la fronte. "Angel? Che succede?"
"Niente," disse lui "È solo che – lo facevo io. Cinquanta o sessant’anni fa."
"Perché hai smesso? Non ti piaceva?"
"Lo adoravo. Ma non sono esattamente il modello di comportamento che il Consiglio voleva per loro," rispose Angel. Infilò l’ultimo libro al suo posto con un tonfo, poi si voltò nuovamente verso di lei, cancellando il dispiacere dal suo volto. "Pronta a iniziare?"
Buffy aprì la bocca per tornare all’argomento precedente, ma si fermò quando sentì la porta che si apriva. Angel parve sorpreso. "Ovviamente, oggi è il giorno in cui mi arriva un ospite per farmi passare per bugiardo," disse "Posso aiutarti --"
La sua voce si affievolì mentre guardava oltre Buffy; lei si voltò per vedere Sumiko poco distante. Sumiko stava guardando Buffy ed Angel con notevole sospetto, ma -- Buffy fu lieta di constatare – non aveva armi con sé. Quindi apparentemente non era andata lì per dar loro la caccia.
Buffy sussultò. "Oh, aspetta un attimo! Angel, parli giapponese?"
Le sue speranze morirono poco dopo essere nate quando Angel scosse la testa. "Conoscevo una manciata di frasi, niente di più. E non credo di ricordarmele."
"Pensavo avessi passato parecchio tempo in Estremo Oriente."
Sumiko spostò il proprio peso da un piede all’altro, a disagio. Stava ancora guardando attentamente Buffy e Angel.
"Se vuoi che parli Cantonese, Mandarino o Coreano, posso aiutarti. Ma ho passato solo poche settimane in Giappone. Mi spiace -- oh, aspetta. Resta qui."
Angel si fece largo oltre Buffy e corse nel retro. Dopo un solo istante ne uscì nuovamente, portando alcuni libri antichi tra le mani. "Non pensavo che nessuno li avrebbe mai più richiesti --"
Buffy si rese conto che le rilegature mostravano scritte in Giapponese. Vide la comprensione riflettersi negli occhi di Sumiko mentre si allungava ansiosamente per prenderli. "Angel, è grandioso," disse Buffy mentre lui porgeva i libri a Sumiko. "Di cosa parlano?"
"Solo Dio lo sa. Probabilmente storia delle Cacciatrici, ma potrebbe essere qualunque cosa -- erbe, profezie --" Angel si bloccò nuovamente, poi guardò Sumiko. "Perché eri venuta qui?" chiese, facendo un gesto circolare con la mano per indicare l’intero ambiente, poi indicando lei, poi guardandola con aria interrogativa. "Cosa ti serve?"
L’improvvisato linguaggio dei segni apparentemente funzionò. Sumiko si batté la mano sul petto. Buffy era confusa, ma Angel sembrò capire subito. Raggiunse rapidamente un angolo lontano della biblioteca. "Okay, per quelli tra noi che non hanno mai indovinato le sciarade, cosa sta succedendo?"
"Ho immaginao che fosse qui per questi," disse Angel, la sua voce attutita dagli scaffali tra di loro. "La sua storia. I diari del suo Osservatore."
"Non ce li ha il suo nuovo Osservatore?"
"Probabilmente ha accesso via computer alla versione elettronica," disse Angel "ma io ho gli originali."
Tornò portando con sé numerosi libri sottili rilegati in uno sbiadito tessuto rosso. Il volto Sumiko mutò non appena li vide; Buffy riuscì a vedere riconoscimento, tristezza, eccitazione --
Sumiko fece un passo avanti e poggiò velocemente i libri giapponesi. Tese le mani e accettò i diari quasi con reverenza. Poggiandoli su una lunga scrivania, prese una sedia e sciolse il fragile nastro che ne teneva chiuso uno.
Buffy si avvicinò, fermandosi con Angel a guardare da sopra la spalla di Sumiko.
La grafia era sottile e arzigogolata, la scrittura elegante di un’altra epoca. Era quasi tutto in inglese, ma Buffy vide note sparse in giapponese qua e là. Lesse la firma a voce alta: "Tobias Earnshaw."
Sumiko trasalì sentendo quel nome – le poche parole in inglese che comprendeva, si rese conto Buffy – e tornò a guardare Buffy con gli occhi pieni di lacrime.
Buffy prese la spalla di Sumiko tra le mani. "Ehi. Mi dispiace. Io – anche a me manca il mio Osservatore."
Sumiko la guardò per un altro istante, poi si voltò a guardare Angel. Adopo un attimo chinò appena la testa.
Angel restituì l’inchino. "Prendili se vuoi," disse, indicando i libri e poi la porta "Per tutto il tempo che ti serve."
Sumiko non diede segno di volersene andare; rimase seduta, seguendo lentamente con le dita i contorni della scrittura sulla pagina. Buffy toccò un braccio di Angel'. "Andiamo."
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Angel saltò fuori dal veicolo per primo, controllando due volte l’orizzonte prima di farsi da parte per lasciar uscire Buffy. "Piuttosto tranquillo. Strano. Il West End ha la reputazione di essere particolarmente duro."
"Forse quando i cattivi hanno sentito arrivare questo carro pesantemente armato sono scappati," fece notare Buffy.
Angel non lo trovò divertente. "Buffy, non voglio che provi a fare più di un miglio a piedi col buio. Preferisco metterne un po’ in guardia che lasciare che prendano te con la guardia abbassata."
"Avevo dimenticato quando fossi protettivo," disse Buffy, ricontrollando le sue armi. Angel era armato più semplicemente con una sola balestra. "E tu hai dimenticato che non ne ho bisogno."
Lui la guardò cupamente mentre chiudeva la porta, e lei sospirò, calmandosi. "Okay. Prendiamo il veicolo per il giro panoramico. Ma Frances aveva ragione. Non siamo qui per guardarci le spalle a vicenda. Siamo qui per uccidere qualcosa, perciò troviamo qualcosa da uccidere."
"Capito," disse Angel.
"E non dire a Frances che ho detto che aveva ragione su qualcosa."
"Mai."
Anche se Buffy sarebbe morta piuttosto che ammetterlo, poté vedere gli effetti dei suoi anni di inattività durante il primo scontro in compagnia di Angel. I suoi riflessi erano troppo lenti, il suo istinto non era acuto come avrebbe dovuto essere. Eliminò il primo demone praticamente da sola. Ma al terzo scontro di quella notte lo vide tornare quello di un tempo; aveva individuato e polverizzato un vampiro in pochi istanti. "Ti è piaciuto, vero?" chiese.
"Non quanto una vera battaglia," disse Angel "Pensi che le nuove regole di combattimento del Consiglio valgano anche per me?"
Buffy lo guardò storto. "Se io non posso giocare, non puoi neanche tu. Continuiamo a cercare, possiamo fare meglio di così."
"Sì signora," disse lui, tutt’altro che triste.
Entro pochi minuti, Buffy sentì un vampiro nelle vicinanze e fece cenno ad Angel. I due si mossero rapidamente lungo un vicolo laterale per controllare la strada successiva.
Buffy sbirciò oltre un angolo e vide un vampiro, un ragazzino smilzo con un giubbotto verde, che camminava lungo la strada. In una mano aveva un grosso martello dall’aria pericolosa. Nell’altra un grosso chiodo non da meno.
"Non voglio pensare a cosa vuole fare con quelli," sussurrò Angel.
"Non è Bob Vila," rispose Buffy. [È il conduttore di uno show sulla ristrutturazione delle case, NdT]
Il vampiro procedette fino alla finestra di un edificio abbandonato, sbarrata con delle tavole. Usò due dita per prendere qualcosa dal giubbotto -- Buffy si tese, pronta per qualunque cosa – e il vampiro mise un manifesto sulle assi, appoggiò il chiodo al manifesto e lo piantò con un unico rapido colpo. Lo guardò per un momento, poi, apparentemente soddisfatto, proseguì per la sua strada. Buffy vide l’estremità di parecchi altri manifesti sporgere dalle tasche del suo giubbotto.
Guardò Angel, che si strinse nelle spalle. Attesero in silenzio per qualche minuto, poi corsero a guardare il manifesto.
Angel arrivò per primo e lo strappò dal muro. Buffy ansimò "Cosa dice?"
Angel lesse: "Rappresentazione delle ultime tragedie e commedie della stimata compagnia teatrale di Mr. Kean. Inizia il prossimo Sabato, spettacolo in cartellone: la spettacolare e rinomata ‘La Tempesta’ di William Shakespeare. Guardate la pioggia cadere! Sentite il vento soffiare! Sorprendetevi per la strana e pericolosa bestia, Calibato, e meravigliatevi per la splendida creatura, Ariel. Sketch e scenette in apertura di serata per alleggerire il prezzo di ammissione. Tutti dovrebbero partecipare a questo meraviglioso evento. Forniamo accompagnatori per il rientro a casa. In programma per il mese prossimo: 'La zia di Charley.'"
"Mi stai dicendo che questo tipo – organizza spettacoli?"
"Certo," disse Angel, un lento sorriso gli comparve sul volto. "Certo che lo fa. Avevo sentito che stava accadendo qualcosa di simile – avrei dovuto capirlo."
"Perché qualcuno dovrebbe andare a guardare degli attori vampiri? Voglio dire, chi sarebbe ancora vivo all’intervallo? O è solo per i vampiri?"
"Ai vampiri non servirebbe essere accompagnati a casa," fece notare Angel "Non so perché degli umani dovrebbero andare. Ma deve liberarli alla fine."
"E perché lo farebbe?" chiese Buffy, fissando l’elaborato manifesto manoscritto.
"Per essere visto."
Buffy aprì la bocca per contestare il suo ragionamento, poi si chiese: Spike lo farebbe? Già, lo farebbe, pensò. Diavolo, Cordelia lo farebbe. "Okay, quindi non è solo un tetro maestro vampiro, è anche un egomaniaco," disse.
"Queste qualità vanno spesso a braccetto," disse Angel.
"Il manifesto non dice dov’è il teatro."
"Ne ho una buona idea," disse Angel "Possiamo trovare l’indirizzo esatto alla biblioteca, e andarci la notte dell’apertura. Se Kean ha aperto la sua attività dove penso, potremmo riunire tutte le Cacciatrici. Magari liberarci di questo tipo una volta per tutte."
"Come fai a sapere dove si trova?"
"Essere stato in giro per seicento anni aiuta."
"Sempre criptico," disse Buffy.